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Chiesa di Cristo Gesù a Pomezia
testimoniamo Cristo crocifisso e risorto

Amore di Dio e altri amori Leggiamo ciò che scrive Giovanni: Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (3,16 s.). Giovanni attesta il grande affetto di Dio per il mondo, un amore grande al punto di donare il proprio figlio. Nel contempo il testo afferma che Gesù è venuto non a giudicare il mondo – che era già giudicato, cioè condannato – ma a salvarlo. Va detto però che il vangelo presenta Gesù anche come Giudice (2 Cor. 5,10), perché se è senz’altro vero che lo scopo di Gesù è la nostra salvezza, è pure vero che la sua venuta provoca il giudizio. Se non si accoglie la sua offerta di salvezza, il giudizio (condanna) resta su di noi. Per cui si può dire che in effetti non è neppure lui che ci giudica, ma siamo noi stessi che volgendo le spalle alla luce, giudichiamo noi stessi, cioè ci condanniamo. Infatti, proseguendo la lettura del brano, si legge:   E il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce (3,19). Riflettere quindi sull’amore di Dio in Cristo Gesù, vuol dire anche chiedersi come rispondere a questo amore. La risposta migliore è evidentemente dettata dalla fiducia, dall’affidamento completo a questo amore che conosco tramite Gesù:Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo… In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati (1 Gv. 4,19.10).Di qui risulta chiaro che l’iniziativa d’amore è originata in Dio. L’amore primario, originario è il suo. Egli ci ha amati incondizionatamente, senza porre condizioni all’amore, come noi uomini spesso facciamo prima di amare. Confrontiamo ora questo amore con altri generi di amore.Amore per i genitori  Scrive Matteo che chi ama il padre e la madre più di me [Gesù], non è degno di me (10,37). Non che Gesù insegni a non amare i propri cari, tanto è vero che altrove nel vangelo è lui stesso ad insegnare l’amore, il rispetto, l’onore da portare ai genitori (Mt. 15,4; 19,19; Lc. 18,20). Il senso della frase di Gesù è un altro, facciamo qualche esempio. Quanti genitori non credenti inducono il proprio figlio a rifiutare gli insegnamenti di Gesù, facendo ciò anche con ricatti morali o materiali! Se quel figlio non sarà abbastanza forte e darà loro ascolto, si allontanerà da Dio, mostrando così più amore per i legami famigliari che per i vincoli con Gesù. Se quel figlio avesse genitori cristiani saggi, questi cercherebbero di avvicinarlo a Gesù, si sforzerebbero di fargli capire che l’oggetto primario del suo amore – pur avendo grande affetto per loro – dev’essere proprio Gesù, e quindi il Padre. Ovviamente ciò non vale solo nel caso del rapporto genitori figli, ma per chiunque induca un altro ad allontanarsi dall’amore di Dio, si pensi alla parentela in genere, alle amicizie, ecc. Dunque, in questi casi, sia colui che induce sia colui che è indotto sono indegni di Gesù.Questi atteggiamenti errati possono esser corretti solo mediante l’ubbidienza a Dio. Ecco un esempio di giovane genitore che scelse di mettere al primo posto l’amore ubbidiente verso Dio:Giuseppe, destatosi dal sonno [in sogno gli era stato rivelato che il bimbo atteso da Maria era frutto del volere di Dio], fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato, e prese con sé sua moglie (Mt. 1,24).Giuseppe fece, cioè ubbidì al volere di Dio: una volontà positiva, dinanzi alla quale nessuno può dire che colui che è tutto pretende troppo. Amore per il denaro Un altro tipo di amore, purtroppo molto comune, è quello che riguarda il denaro: Quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione (1 Tim. 6,9 s.). La correzione di questa idolatria del denaro la troviamo ad esempio in queste parole: Ai ricchi di questo mondo ordina [non dice, consiglia o suggerisci, ma dice che l’evangelista deve ordinare!] di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo, di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita (1 Tim. 6,17 ss.).Riflettiamo un attimo sull’incertezza delle ricchezze. La ricchezza è per sua natura incerta. Quando essa è certa? Nel momento in cui c’è. Oggi può esserci. Domani non più. Perché io stesso oggi ci sono, ma domani posso morire. Il grande industriale può subire un tracollo economico e trovarsi improvvisamente sul lastrico e pieno di debiti. Ma anche ammesso che la ricchezza possa durare per la vita, è comunque destinata a finire con essa, e se ho riposto la mia speranza nella ricchezza, che cosa mi resterà?Amore e altri amori Molti, anche senza accorgersene, si lasciano irretire da altri tipi di amori: l’amore per il nostro comodo esclusivo o per il nostro tornaconto; amare cose e persone per pura convenienza; amore per il nostro tempo (vizi, divertimenti, ecc.). La matrice di questo genere di amori è lo smisurato amore per se stessi.Come correggere questo genere di amore? Attraverso l’esempio di Gesù:Gesù disse egli stesso che più felice cosa è il dare che il ricevere (Atti 20,35). Questa è la luce che splende per illuminare il mondo e che le tenebre tentano di soffocare! E questo esempio viene emulato, come ci dice il contesto del brano citato, sia da Paolo apostolo che dai discepoli i quali pregano con lui e lo abbracciano: Quando ebbe dette queste cose, [Paolo] si pose in ginocchio e pregò con loro. Tutti scoppiarono in un gran pianto e si gettarono al collo di Paolo e lo baciavano… (Atti 20,36 s.).Il vangelo dice che noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo in Dio (Atti 17,28). Siamo dunque come immersi nel suo Amore, anche se sta a noi cercarlo in continuazione, desiderarlo più dell’aria che respiriamo. Eppure, talvolta, quando lo si trova, si finisce spesso per rifiutarlo, quando ci si accorge che vi è un qualche sacrificio da compiere o, come si suol dire, un prezzo da pagare. Ma non si sale la scala senza sforzo! Né si avanza senza camminare! Qual è qui il sacrificio da fare? Condurre una vita consona agli insegnamenti di Gesù, rispecchiandone le direttive. Molto dipende dalla nostra volontà e disponibilità!Gesù non comanda la rinuncia alla vita, a questa vita, ma esige che se ne cambi il progetto, lo scopo. Occorre progettare la propria vita nella linea dell’amore di Dio. In definitiva si tratta di scegliere tra una vita vuota di senso e un’esistenza piena in Cristo, un’esistenza che prosegue verso la vera vita. Occorre tenere sempre presente il criterio di vita che illuminò pure Paolo apostolo:Ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo (Fil. 3,7s.).[M.S.] Comunità di Pomezia, email: info@chiesadicristopomezia.it tel: 339.5773986 chiesadicristopomezia.it - © Tutti i diritti riservati È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale

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Amore e amori

Amore di Dio e altri amori

Leggiamo ciò che scrive Giovanni:

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (3,16 s.).

Giovanni attesta il grande affetto di Dio per il mondo, un amore grande al punto di donare il proprio figlio. Nel contempo il testo afferma che Gesù è venuto non a giudicare il mondo – che era già giudicato, cioè condannato – ma a salvarlo. Va detto però che il vangelo presenta Gesù anche come Giudice (2 Cor. 5,10), perché se è senz’altro vero che lo scopo di Gesù è la nostra salvezza, è pure vero che la sua venuta provoca il giudizio. Se non si accoglie la sua offerta di salvezza, il giudizio (condanna) resta su di noi. Per cui si può dire che in effetti non è neppure lui che ci giudica, ma siamo noi stessi che volgendo le spalle alla luce, giudichiamo noi stessi, cioè ci condanniamo. Infatti, proseguendo la lettura del brano, si legge:    

E il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce (3,19).

Riflettere quindi sull’amore di Dio in Cristo Gesù, vuol dire anche chiedersi come rispondere a questo amore. La risposta migliore è evidentemente dettata dalla fiducia, dall’affidamento completo a questo amore che conosco tramite Gesù:

Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo… In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati (1 Gv. 4,19.10).

Di qui risulta chiaro che l’iniziativa d’amore è originata in Dio. L’amore primario, originario è il suo. Egli ci ha amati incondizionatamente, senza porre condizioni all’amore, come noi uomini spesso facciamo prima di amare. Confrontiamo ora questo amore con altri generi di amore.

Amore per i genitori

 Scrive Matteo che

chi ama il padre e la madre più di me [Gesù], non è degno di me (10,37).

Non che Gesù insegni a non amare i propri cari, tanto è vero che altrove nel vangelo è lui stesso ad insegnare l’amore, il rispetto, l’onore da portare ai genitori (Mt. 15,4; 19,19; Lc. 18,20). Il senso della frase di Gesù è un altro, facciamo qualche esempio. Quanti genitori non credenti inducono il proprio figlio a rifiutare gli insegnamenti di Gesù, facendo ciò anche con ricatti morali o materiali! Se quel figlio non sarà abbastanza forte e darà loro ascolto, si allontanerà da Dio, mostrando così più amore per i legami famigliari che per i vincoli con Gesù. Se quel figlio avesse genitori cristiani saggi, questi cercherebbero di avvicinarlo a Gesù, si sforzerebbero di fargli capire che l’oggetto primario del suo amore – pur avendo grande affetto per loro – dev’essere proprio Gesù, e quindi il Padre. Ovviamente ciò non vale solo nel caso del rapporto genitori figli, ma per chiunque induca un altro ad allontanarsi dall’amore di Dio, si pensi alla parentela in genere, alle amicizie, ecc. Dunque, in questi casi, sia colui che induce sia colui che è indotto sono indegni di Gesù.

Questi atteggiamenti errati possono esser corretti solo mediante l’ubbidienza a Dio. Ecco un esempio di giovane genitore che scelse di mettere al primo posto l’amore ubbidiente verso Dio:

Giuseppe, destatosi dal sonno [in sogno gli era stato rivelato che il bimbo atteso da Maria era frutto del volere di Dio], fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato, e prese con sé sua moglie (Mt. 1,24).

Giuseppe fece, cioè ubbidì al volere di Dio: una volontà positiva, dinanzi alla quale nessuno può dire che colui che è tutto pretende troppo.

Amore per il denaro

Un altro tipo di amore, purtroppo molto comune, è quello che riguarda il denaro:

Quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione (1 Tim. 6,9 s.).

La correzione di questa idolatria del denaro la troviamo ad esempio in queste parole:

Ai ricchi di questo mondo ordina [non dice, consiglia o suggerisci, ma dice che l’evangelista deve ordinare!] di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo, di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita (1 Tim. 6,17 ss.).

Riflettiamo un attimo sull’incertezza delle ricchezze. La ricchezza è per sua natura incerta. Quando essa è certa? Nel momento in cui c’è. Oggi può esserci. Domani non più. Perché io stesso oggi ci sono, ma domani posso morire. Il grande industriale può subire un tracollo economico e trovarsi improvvisamente sul lastrico e pieno di debiti. Ma anche ammesso che la ricchezza possa durare per la vita, è comunque destinata a finire con essa, e se ho riposto la mia speranza nella ricchezza, che cosa mi resterà?

Amore e altri amori

Molti, anche senza accorgersene, si lasciano irretire da altri tipi di amori: l’amore per il nostro comodo esclusivo o per il nostro tornaconto; amare cose e persone per pura convenienza; amore per il nostro tempo (vizi, divertimenti, ecc.). La matrice di questo genere di amori è lo smisurato amore per se stessi.

Come correggere questo genere di amore? Attraverso l’esempio di Gesù:

Gesù disse egli stesso che più felice cosa è il dare che il ricevere (Atti 20,35).

Questa è la luce che splende per illuminare il mondo e che le tenebre tentano di soffocare! E questo esempio viene emulato, come ci dice il contesto del brano citato, sia da Paolo apostolo che dai discepoli i quali pregano con lui e lo abbracciano:

Quando ebbe dette queste cose, [Paolo] si pose in ginocchio e pregò con loro. Tutti scoppiarono in un gran pianto e si gettarono al collo di Paolo e lo baciavano… (Atti 20,36 s.).

Il vangelo dice che noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo in Dio (Atti 17,28). Siamo dunque come immersi nel suo Amore, anche se sta a noi cercarlo in continuazione, desiderarlo più dell’aria che respiriamo. Eppure, talvolta, quando lo si trova, si finisce spesso per rifiutarlo, quando ci si accorge che vi è un qualche sacrificio da compiere o, come si suol dire, un prezzo da pagare. Ma non si sale la scala senza sforzo! Né si avanza senza camminare! Qual è qui il sacrificio da fare? Condurre una vita consona agli insegnamenti di Gesù, rispecchiandone le direttive. Molto dipende dalla nostra volontà e disponibilità!

Gesù non comanda la rinuncia alla vita, a questa vita, ma esige che se ne cambi il progetto, lo scopo. Occorre progettare la propria vita nella linea dell’amore di Dio. In definitiva si tratta di scegliere tra una vita vuota di senso e un’esistenza piena in Cristo, un’esistenza che prosegue verso la vera vita. Occorre tenere sempre presente il criterio di vita che illuminò pure Paolo apostolo:

Ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo (Fil. 3,7s.). [M.S.]

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