Home
Chiesa di Cristo Gesù a Pomezia
testimoniamo Cristo crocifisso e risorto

Epistola a Ebrei convertiti: sintesi (punto di vista: la salvezza in Gesù Cristo) Una lettera profonda, stabilmente appartenente al canone del NT. Attribuita a Paolo (ma si rifletta su altri possibili autori: Barnaba? Apollo?). Datazione: 65 (?), in ogni caso prima del 85/90 (ma si veda l’argomentazione fondata sulla catastrofe del 70).Genere letterario: epistola, trattato di apologetica, opera retorica di commento all'AT; a tratti molto polemico: polemica attualissima per tutte le pratiche ripescate dall'AT. Avvertenze: (a) si consiglia vivamente la lettura della lettera e il confronto attento tra varie versioni scientificamente attendibili per acquisire un minimo di familiarità col testo; (b) questa sintesi non è che la parte finale di un corso specifico sull'epistola stessa, il cui insegnamento è ovviamente da ritenersi basilare per poter comprendere e utilizzare queste semplici note sintetiche che vogliono presentare solo i punti salienti del testo. 1. Il Dio che "parla" in molti modi "ai padri" e ora parla "a noi": Dio che tace o Dio che parla? La polemica moderna contro Dio che tace: Dio tace? L’uomo non ascolta? È possibile ascoltare Dio nel frastuono babelico del mondo moderno e globalizzato? Il silenzio di Dio: un argomento a favore dell’ateismo moderno? Il silenzio dell'uomo.Mediante questa lettera la Parola diventa scrittura (1,1ss.), cioè documento attestante che Gesù è il Figlio di Dio: la Bibbia: non un libro venuto dal cielo, ma una parola che entra nella vicenda storica degli uomini, un documento di cui non è possibile fare a meno; testo e canone della Bibbia; la trasmissione della Parola di Dio. Gesù superiore ai semplici "servitori" (= angeli): credere negli angeli? Il culto degli angeli e la polemica di Paolo nella lettera ai Colossesi; il rigurgito d'interesse per gli angeli nelle fiction televisive (importate) è forse frutto di un rinnovato... interesse biblico per Gesù?! La realtà della salvezza appare subito centrale in questa epistola (1,14 e 2,3). Infatti la lettera contrappone salvezza (= vita in Dio tramite Gesù) ad "apostasia" (= allontanamento dalla fede e quindi perdita della salvezza in Gesù): è dunque possibile che un credente finisca per perdere la propria salvezza in Gesù? Una volta salvati, si è salvati per sempre? Salvezza in Cristo e responsabilità dei salvati. 2. Attenersi alla salvezza (2,1-3); si notino i tre verbi che la caratterizzano: annunciata da Gesù (2,3b); confermata dagli apostoli (2,3b); testimoniata da Dio (2,4); Si osservi: il verbo "aggiungeva" (un passato in greco) il cui soggetto è Dio: il tempo del verbo indica azione passata e cessata nel passato rispetto al momento in cui l'epistola viene redatta: Dio aggiunse la propria testimonianza fatta di "segni e prodigi e opere potenti e varie e doni dello Spirito" (tutte cose del passato, non più attuali già al momento della stesura della lettera). Questa testimonianza diviene ora scrittura, proprio mentre l'Autore scrive. Ecco le tre fasi di uno sviluppo interessante: da un: parlare anticamente, molte volte, in molti modi... si passa al: parlare in questi ultimi giorni mediante Gesù (parola confermata da “segni”), e ancora alla: parola che si fa testimonianza (documento) scritta = Scrittura: il parlare antico: cosmologia ebraica e cosmologia moderna; I profeti: predicevano il futuro o predicavano alla loro generazione? Rilevanza e significato dei “segni” operati da Gesù: per restituire la salute ai malati? Gli “ultimi giorni”: ritorno imminente di Cristo? Perché ha senso continuare a esaminare la Scrittura. Soltanto Gesù libera dalla morte venendo in aiuto ai credenti, discendenti di Abramo (2,14-16); Gesù è colui che solo può soccorrere chi è tentato (2,18). Dunque Gesù è autore unico e insostituibile di salvezza: il peccato e la morte: ha ancora senso parlare di peccato oggi? Che cos’è la tentazione? In che cosa si differenzia dalla “prova”? Il soccorso di Gesù. 3. La salvezza in Gesù è condizionata alla lealtà personale alla chiamata (3,1), alla fede fiduciosa personale (3,1b), al tenersi fermi alla franchezza e al "vanto" della speranza (3,6). La salvezza è condizionata al ravvedimento da attuarsi "oggi" senza indurire il proprio cuore (3,7; 3,12-15). Viene ulteriormente ribadito il condizionamento della salvezza: alla fiducia che uno aveva da principio (3,14: motivo polemico contro l'apostasia incipiente?). Fiducia, speranza, salvezza: un trinomio inscindibile; Come creare la fede fiduciosa? La fede e il dogma. Ravvedimento e salvezza (metànoia e soterìa): quale relazione? 4. La salvezza è frutto dell'annuncio della "buona novella" (= euanghèlion = evangelo, 4,2). Questa ottima notizia di salvezza merita d'essere accolta con "timore" (=rispetto reverenziale verso Dio che l'ha espressa: 4,1) e assimilata per fede fiduciosa (4,2): come udranno se non c'è chi predichi? predicazione e predicatori: problemi e soluzioni; predicazione, predicatori e testimonianza del credente; quali metodi per predicare Gesù? Esistono dei metodi? Metodi e metodismi: che cosa vuol dire "metodo"? Quale metodo adottò Filippo? Quale metodo usò Gesù? un problema nuovo: predicare la parola mediante la parola o con le immagini? predicazione, persuasione, convinzione, fede fiduciosa: quale rapporto? È pure specificato il tempo o momento della salvezza: "oggi" (4,7): il tempo e l’uomo: relatività dell’uno e dell’altro; se l’uno e l’altro sono finiti e limitati, ha ancora senso parlare di vita eterna? “Oggi”: quale altro giorno ha davvero l'essere umano per rispondere a Dio? "Assimilare per fede": ma che cosa significa? La disubbidienza (= trascuratezza, negligenza, disinteresse, svogliatezza, sfiducia) è seriamente rimproverata (4,11). La parola di Dio è viva ed efficace: apportatrice di salvezza (ma anche di giudizio per chi non l'accoglie per fede: 4,12ss). La fiducia ubbidiente è fondata su motivazioni profonde: abbiamo a disposizione il Sacerdote - unico e insostituibile - che “simpatizza” con noi in ogni nostra infermità (spirituale e fisica: 4,15). Pertanto è possibile e fattibile ritenere la fede (4,14), accostarsi a Dio con fiducia (4,16), trovare grazia e soccorso (4,16): l’uomo del sacro (= sacer); perché Caino e Abele offrono un culto a Dio senza bisogno di un sacerdote? (Gen. 4,1 ss.). Confronto tra religioni: tutte le religioni mostrano la presenza del sacerdote; Il sacerdozio levitico: possedimenti terrieri, celibato, comportamenti; Gesù sacerdote: che vuol dire “simpatizzare”? in che modo Gesù può simpatizzare con noi oggi? “E voi siete tutti fratelli” (Mt. 23,8; Apoc. 1,4-6). 5. Gesù è sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec (5,6). Egli impara l'ubbidienza attraverso i propri patimenti (5,8). In tal modo diviene autore insostituibile di salvezza per chi ubbidisce a lui (5,9-10). Segue un rimprovero per l’infantilismo dottrinale dei lettori (5,12 ss. - 6,1-3): di nuovo, il tempo e il discepolo: come mai è scritto che per ragioni di tempo bisognerebbe essere maestri, mentre si è ancora alunni? 6. Ribadita l'importanza e la necessità del ravvedimento dalle opere che portano alla morte (6,1). Ravvedimento come “metànoia” [= gr. cambiamento di mentalità, poi in lat.: conversio(-ne)]. Severo ammonimento contro l'apostasia (6,4 ss.): il frutto dell'ignoranza è l'allontanamento dalla fede, la ricrocifissione del Figlio di Dio (6,6). Richiamo tuttavia alla salvezza (6,9-10). Occorre fede e pazienza, e rammentare l’esempio di Abramo (6,13). Dio non mente: la salvezza in lui è cosa certa, a patto di essere ancorati là dove Gesù stesso è entrato (= cielo, Dio, vita in Dio, 6,18-19) quale Sommo Sacerdote, novello Melchisedec: Melchisedec, il Carneade del NT: chi era costui? (v. vari rif. AT); Melchisedec e Abramo: l’incontro, scambio di doni, pane e vino; Ignoranza e crocifissione di Gesù: non sanno quel che fanno (Lc. 23,34); lo faceste per ignoranza (Atti 3,17); lo feci ignorantemente (1 Tim. 1,13); Ignoranza e Scrittura (2 Pt. 3,16). 7. Melchi-sedec = re di giustizia e re di shalòm (= pace: 7,2-3). Gesù è sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec (non quello di Aronne/levitico). Il sacerdozio levitico non realizzava la perfezione (morale, spirituale, di coscienza: 7,11). Ecco dunque che Gesù - e soltanto lui - attua la profezia del Salmo 110,4 riguardante colui che sarebbe stato sacerdote secondo l'ordine particolarissimo di Melchisedec (7,11-14). Muta il sacerdozio, e necessariamente cambia la legge (7,12): di qui l'aberrante errore (= apostasia) di coloro che, abbandonata la legge mosaica, tendevano a tornarvi... e con buona pace (?) di chi continua ad attingere pratiche e regole dall'Antico Testamento (paramenti, norme, sangue, giorni speciali, ecc.). Il sacerdozio di Cristo non si attua sulla terra (8,4), ma nel Cielo stesso, dimora di Dio. Se fosse rimasto in terra Gesù non avrebbe potuto esercitare alcun sacerdozio (l'ebreo Gesù apparteneva infatti alla tribù di Giuda, non di Levi! 7,14). Il comandamento antico (= legge antica) è stato abrogato per la sua debolezza e inutilità intrinseca (7,18: affermazione estremamente polemica!). “Oggi” invece ci si può avvicinare a Dio con speranza fiduciosa incommensurabilmente migliore (7,19): agg. "migliore" attraversa la lettera come un filo rosso:superiorità del patto nuovo in Cristo rispetto all'antico; chi ha interesse ad attenersi a un patto… peggiore?In ambito religioso si stava davvero meglio quando si stava peggio? L’esito del confronto/contrasto tra i sacerdoti leviti e Gesù è il seguente: quelli sono morti tutti e continuano a morire. Gesù è vivente. Pertanto Gesù: ha un sacerdozio “intrasmissibile” (Ricciotti) = “non si trasmette” (Luzzi), per elargire la sua salvezza non necessita di sacrifici quotidiani, ha attuato il proprio sacrificio “una volta e per sempre”, è perfetto “in eterno” (7,24-28). 8. Il punto capitale del ragionamento è dunque: Gesù è Sommo Sacerdote vivente, dotato di massima autorità spirituale (= alla “destra di Dio”), ministro nel Cielo stesso, cioè in un “tabernacolo” non costruito da mano umana (8,1-2). Gesù è autore di un patto migliore, fondato su promesse migliori (8,6). Geremia aveva anticipato questo patto “nuovo”, scritto nei cuori (= persuasione profonda, fede fiduciosa, responsabilità, conoscenza, pensiero..., 8,8-12 / Geremia 31,31-34). Già all’epoca del profeta quel patto era “invecchiato e prossimo a sparire” (8,13). 9. Descrizione minuziosa del santuario ebraico (arredi del culto, ecc, 9,1 ss.) e dei sacrifici animali, ripetitivi e insufficienti a conferire la vera purificazione della coscienza personale (10,1-4). Questa purificazione si attua soltanto con l’offerta unica e irripetibile (10,12) di Gesù (9,14). Gesù è mediatore unico di un patto/testamento nuovo, che entra in vigore dalla sua morte (9,15 ss., v. 2 Tim 2,1-5). 10. Inutile quindi tornare agli sfarzi e ai riti della legge giudaica, fatta di “ombre” (=simboli, anticipazioni, allusioni, nulla più: 10,1). Quei sacrifici ripetuti erano caratterizzati dal “rinnovamento”, anno dopo anno, del ricordo dei peccati (10,3) e da una impossibilità di perfezione morale (10,1b.4). Quel che conta è la “volontà” di Gesù (10,10): volontà di santificazione (= in senso biblico: separarsi dal peccato, dal male, 10,10); volontà d’uomo e volontà di Dio: destinate a scontrarsi per sempre? Unico sacrificio per i peccati di tutti (10,12); Sacrificio attuato per sempre (10,12); Sacrificio che origina perfezione (10,14); Quali sono le leggi scritte nei cuori (10,16)? Dio “dimentica” i peccati (10,17: affermazione in controtendenza rispetto al valore che la “memoria” ha in tutta la Bibbia); Perdono vero, nessuna necessità di offerte ulteriori per il peccato (10,18). La libertà di accesso al Padre, garantita da Gesù (10,19-22), espressa attraverso: fede certa, cuori aspersi dal sangue di Gesù che toglie ogni coscienza cattiva, corpo lavato d’acqua pura (= battesimo biblico, Rom 6,1-5; 1 Pt. 3,21). Tutto questo ci immette nella chiesa-comunità, popolo nuovo di Dio, àmbito di libertà e responsabilità, per cui ha senso comportarsi in un certo modo: a che cosa serve essere “insieme” nella chiesa-comunità? (10,24-25; cfr. At 2,42- 44; 4,32); Che cos’è l’”utile comune” di cui parla Paolo apostolo? (1 Cor. 12,7) Perché nel giardino dell’Eden non vi erano muri? Gesù: un muratore nell’attività di abbattere muri; Muri: pregiudizi religiosi? Paure di chi non la pensa come me? Interessi economici in… religione? Evitare il peccato volontario di rinuncia a Cristo (= apostasia, 10,29). È proprio vero che Dio è soltanto amore? E se lo fosse, che cosa vorrebbe dire rifiutarne l'amore? (10,31). Forte esortazione positiva con richiamo: alla illuminazione (10,32: frutto della conoscenza del vangelo), ai beni migliori e permanenti (10,34), alla fede per salvare l’anima (10,39b). 11. Definizione ossimorica di fede: fondamento-certezza di cose sperate, argomento-dimostrazione di cose non vedute (11,1). L'apparente astrattezza viene più che compensata dalla successiva definizione “ebraica”, cioè pratica e fattiva, di fede, costituita da tutta una serie di scelte e atti molto concreti: l’unico modo per dimostrare davvero la fiducia dell’individuo (intero cap. 11; v. Giac. 2,18). 12. Il più eccellente degli esempi di fede è Gesù (12,2) che esperimenta l'obbrobrio della croce ma poi anche la gioia della risurrezione (12,2). Considerare Gesù rimane tuttora fonte unica di fede fiduciosa genuina (12,3; 1 Gv 1,1ss.). La fede origina dalla sua persona che agisce e insegna con autorità autorevole. Sta in lui (non in noi) la ragione del coraggio del credere, cioè della fede che non si stanca né si perde d'animo. La disciplina di Dio (è amore anche la disciplina!) richiama quanti sono tentati di tornare a strane imitazioni mosaiche (12,4-11). Rimanere saldi nella grazia (= dono) di Dio (12,14-15). L'ultimo paragone-contrasto: monte Sinai collinetta di Sion (= Gerusalemme celeste, non terrena!) sorta di vulcano: fuoco, fiamme, tempesta luce, gioia, chiarore, comprensione... tenebre, paura di Mosè non più paura, bensì fiducia, apertura, libertà, situazione incomparabilmente “migliore”; festosa assemblea di angeli (Luca 15,10); chiesa dei primogeniti in Cristo, nomi scritti in cielo (= salvezza). Gesù mediatore del patto nuovo: il suo sangue “parla meglio”.Ecco la motivazione per cui bisogna accogliere Colui che parla dal cielo (12,25). 13. Esortazioni finali riguardanti: l'amore fraterno: e amore sororale no?! (13,1). Gesù ha stabilito una famiglia nuova... Una vecchia domanda di Gesù: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli”?La voce del sangue? Fede e parentela: che ne dice il Vangelo? ospitalità; sofferenti; matrimonio da onorare: nella lettera dei due patti (l'antico e il nuovo), compare un terzo patto: quello matrimoniale (cfr. Mal. 2,14). amore del denaro e beneficenza (13,2 ss.; 13,16) il criterio antico e scriteriato pecunia non olet e quello moderno business is business: 1 Timoteo 6,10.17-19; Giacomo 5,1 ss).Non farsi trasportare da “diverse e strane dottrine” antitetiche alla grazia (13,9) soltanto quelle antiche? “Dottrine” nel corso dei secoli: storia del dogma in ambito cattolico e protestante. “Conduttori”: sempre al plurale nella struttura della chiesa-comunità del NT (Fil. 1,1; Atti 20,17.28; 14,23; 15,4; ecc.): chi sono i conduttori della chiesa? Pastori: amministratori dei beni ecclesiastici? Ma quali sono i veri beni?Anziani: assennati e con esperienza di fede o sclerotici insensati? L'altra architettura: concetto biblico di “stabilità” (13,14) e concetto (dis-)umano di stabilità; si ribadisce che il patto in Cristo è “eterno” (13,20: i patti umani invece...); il saluto di “quei d'Italia” (13,24): l'Italia religiosa di allora e quella odierna: un confronto a dir poco interessante; credenti di allora e credenti di oggi.Però: credenti o creduli? Denominazioni, sette, movimenti di restaurazione: tutti esiti del Vangelo? tutta colpa della Bibbia? è possibile, nonostante la babele religiosa, approdare alla Parola sobria, ragionevole di Cristo Gesù? ________________________________ Offriamo agli interessati la possibilità di colloqui sulla lettera agli Ebrei e sulle sue implicazioni tuttora attuali e molto consistenti. Con quanti vogliono avvicinarsi al Gesù del vangelo, saremmo lieti di condividere ragionamenti tratti da questa epistola di grande valore, vero tesoro del cristianesimo più genuino. Per la bibliografia e l'insegnamento del corso integrale sull'epistola agli Ebrei ci si può rivolgere a chiesa di Gesù Cristo, via Fratelli Bandiera, 2-4 00040 Pomezia-Roma (RM) email: info@chiesadicristopomezia.it tel: 339.5773986 chiesadicristopomezia.it - © Tutti i diritti riservati È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale

home | chi siamo | benvenuti | riflessioni | studi biblici | domande e risposte | contattaci |

cerca nel sito


Lettera agli ebrei - Sintesi

Epistola a Ebrei convertiti: sintesi

(punto di vista: la salvezza in Gesù Cristo)

Una lettera profonda, stabilmente appartenente al canone del NT.

Attribuita a Paolo (ma si rifletta su altri possibili autori: Barnaba? Apollo?).

Datazione: 65 (?), in ogni caso prima del 85/90 (ma si veda l’argomentazione fondata sulla catastrofe del 70).

Genere letterario: epistola, trattato di apologetica, opera retorica di commento all'AT; a tratti molto polemico: polemica attualissima per tutte le pratiche ripescate dall'AT.

Avvertenze: (a) si consiglia vivamente la lettura della lettera e il confronto attento tra varie versioni scientificamente attendibili per acquisire un minimo di familiarità col testo; (b) questa sintesi non è che la parte finale di un corso specifico sull'epistola stessa, il cui insegnamento è ovviamente da ritenersi basilare per poter comprendere e utilizzare queste semplici note sintetiche che vogliono presentare solo i punti salienti del testo.

1. Il Dio che "parla" in molti modi "ai padri" e ora parla "a noi":

Dio che tace o Dio che parla?

  • La polemica moderna contro Dio che tace: Dio tace? L’uomo non ascolta?

  • È possibile ascoltare Dio nel frastuono babelico del mondo moderno e globalizzato?

  • Il silenzio di Dio: un argomento a favore dell’ateismo moderno?

  • Il silenzio dell'uomo.

Mediante questa lettera la Parola diventa scrittura (1,1ss.), cioè documento attestante che Gesù è il Figlio di Dio:

  • la Bibbia: non un libro venuto dal cielo, ma una parola che entra nella vicenda storica degli uomini, un documento di cui non è possibile fare a meno;

  • testo e canone della Bibbia;

  • la trasmissione della Parola di Dio.

Gesù superiore ai semplici "servitori" (= angeli):

  • credere negli angeli? Il culto degli angeli e la polemica di Paolo nella lettera ai Colossesi;

  • il rigurgito d'interesse per gli angeli nelle fiction televisive (importate) è forse frutto di un rinnovato... interesse biblico per Gesù?!

La realtà della salvezza appare subito centrale in questa epistola (1,14 e 2,3). Infatti la lettera contrappone salvezza (= vita in Dio tramite Gesù) ad "apostasia" (= allontanamento dalla fede e quindi perdita della salvezza in Gesù):

  • è dunque possibile che un credente finisca per perdere la propria salvezza in Gesù?

  • Una volta salvati, si è salvati per sempre?

Salvezza in Cristo e responsabilità dei salvati.

2. Attenersi alla salvezza (2,1-3); si notino i tre verbi che la caratterizzano:

annunciata da Gesù (2,3b); confermata dagli apostoli (2,3b); testimoniata da Dio (2,4);

  • Si osservi: il verbo "aggiungeva" (un passato in greco) il cui soggetto è Dio: il tempo del verbo indica azione passata e cessata nel passato rispetto al momento in cui l'epistola viene redatta: Dio aggiunse la propria testimonianza fatta di "segni e prodigi e opere potenti e varie e doni dello Spirito" (tutte cose del passato, non più attuali già al momento della stesura della lettera).

Questa testimonianza diviene ora scrittura, proprio mentre l'Autore scrive. Ecco le tre fasi di uno sviluppo interessante:

da un: parlare anticamente, molte volte, in molti modi... si passa

al: parlare in questi ultimi giorni mediante Gesù (parola confermata da “segni”),

e ancora alla: parola che si fa testimonianza (documento) scritta = Scrittura:

  • il parlare antico: cosmologia ebraica e cosmologia moderna;

  • I profeti: predicevano il futuro o predicavano alla loro generazione?

  • Rilevanza e significato dei “segni” operati da Gesù: per restituire la salute ai malati?

  • Gli “ultimi giorni”: ritorno imminente di Cristo?

  • Perché ha senso continuare a esaminare la Scrittura.

Soltanto Gesù libera dalla morte venendo in aiuto ai credenti, discendenti di Abramo (2,14-16); Gesù è colui che solo può soccorrere chi è tentato (2,18). Dunque Gesù è autore unico e insostituibile di salvezza:

  • il peccato e la morte: ha ancora senso parlare di peccato oggi?

  • Che cos’è la tentazione? In che cosa si differenzia dalla “prova”?

  • Il soccorso di Gesù.

3. La salvezza in Gesù è condizionata alla lealtà personale alla chiamata (3,1), alla fede fiduciosa personale (3,1b), al tenersi fermi alla franchezza e al "vanto" della speranza (3,6).
La salvezza è condizionata al ravvedimento da attuarsi "oggi" senza indurire il proprio cuore (3,7; 3,12-15). Viene ulteriormente ribadito il condizionamento della salvezza: alla fiducia che uno aveva da principio (3,14: motivo polemico contro l'apostasia incipiente?).

  • Fiducia, speranza, salvezza: un trinomio inscindibile;

  • Come creare la fede fiduciosa? La fede e il dogma.

  • Ravvedimento e salvezza (metànoia e soterìa): quale relazione?

4. La salvezza è frutto dell'annuncio della "buona novella" (= euanghèlion = evangelo, 4,2). Questa ottima notizia di salvezza merita d'essere accolta con "timore" (=rispetto reverenziale verso Dio che l'ha espressa: 4,1) e assimilata per fede fiduciosa (4,2):

  • come udranno se non c'è chi predichi?

  • predicazione e predicatori: problemi e soluzioni;

  • predicazione, predicatori e testimonianza del credente;

  • quali metodi per predicare Gesù? Esistono dei metodi? Metodi e metodismi: che cosa vuol dire "metodo"?

  • Quale metodo adottò Filippo? Quale metodo usò Gesù?

  • un problema nuovo: predicare la parola mediante la parola o con le immagini?

  • predicazione, persuasione, convinzione, fede fiduciosa: quale rapporto?

È pure specificato il tempo o momento della salvezza: "oggi" (4,7):

  • il tempo e l’uomo: relatività dell’uno e dell’altro;

  • se l’uno e l’altro sono finiti e limitati, ha ancora senso parlare di vita eterna?  

  • “Oggi”: quale altro giorno ha davvero l'essere umano per rispondere a Dio?

  • "Assimilare per fede": ma che cosa significa?

La disubbidienza (= trascuratezza, negligenza, disinteresse, svogliatezza, sfiducia) è seriamente rimproverata (4,11).

La parola di Dio è viva ed efficace: apportatrice di salvezza (ma anche di giudizio per chi non l'accoglie per fede: 4,12ss).

La fiducia ubbidiente è fondata su motivazioni profonde: abbiamo a disposizione il Sacerdote - unico e insostituibile - che “simpatizza” con noi in ogni nostra infermità (spirituale e fisica: 4,15). Pertanto è possibile e fattibile ritenere la fede (4,14), accostarsi a Dio con fiducia (4,16), trovare grazia e soccorso (4,16):

  • l’uomo del sacro (= sacer);

  • perché Caino e Abele offrono un culto a Dio senza bisogno di un sacerdote? (Gen. 4,1 ss.).

  • Confronto tra religioni: tutte le religioni mostrano la presenza del sacerdote;

  • Il sacerdozio levitico: possedimenti terrieri, celibato, comportamenti;

  • Gesù sacerdote: che vuol dire “simpatizzare”? in che modo Gesù può simpatizzare con noi oggi?

  • “E voi siete tutti fratelli” (Mt. 23,8; Apoc. 1,4-6).

5. Gesù è sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec (5,6). Egli impara l'ubbidienza attraverso i propri patimenti (5,8). In tal modo diviene autore insostituibile di salvezza per chi ubbidisce a lui (5,9-10).

Segue un rimprovero per l’infantilismo dottrinale dei lettori (5,12 ss. - 6,1-3):

  • di nuovo, il tempo e il discepolo:

  • come mai è scritto che per ragioni di tempo bisognerebbe essere maestri, mentre si è ancora alunni?

6. Ribadita l'importanza e la necessità del ravvedimento dalle opere che portano alla morte (6,1). Ravvedimento come “metànoia” [= gr. cambiamento di mentalità, poi in lat.: conversio(-ne)].

Severo ammonimento contro l'apostasia (6,4 ss.): il frutto dell'ignoranza è l'allontanamento dalla fede, la ricrocifissione del Figlio di Dio (6,6).

Richiamo tuttavia alla salvezza (6,9-10). Occorre fede e pazienza, e rammentare l’esempio di Abramo (6,13).

Dio non mente: la salvezza in lui è cosa certa, a patto di essere ancorati là dove Gesù stesso è entrato (= cielo, Dio, vita in Dio, 6,18-19) quale Sommo Sacerdote, novello Melchisedec:

Melchisedec, il Carneade del NT: chi era costui? (v. vari rif. AT);

Melchisedec e Abramo: l’incontro, scambio di doni, pane e vino;

  • Ignoranza e crocifissione di Gesù:

  • non sanno quel che fanno (Lc. 23,34);

  • lo faceste per ignoranza (Atti 3,17);

  • lo feci ignorantemente (1 Tim. 1,13);

  • Ignoranza e Scrittura (2 Pt. 3,16).

7. Melchi-sedec = re di giustizia e re di shalòm (= pace: 7,2-3). Gesù è sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec (non quello di Aronne/levitico).

Il sacerdozio levitico non realizzava la perfezione (morale, spirituale, di coscienza: 7,11). Ecco dunque che Gesù - e soltanto lui - attua la profezia del Salmo 110,4 riguardante colui che sarebbe stato sacerdote secondo l'ordine particolarissimo di Melchisedec (7,11-14).

Muta il sacerdozio, e necessariamente cambia la legge (7,12):

di qui l'aberrante errore (= apostasia) di coloro che, abbandonata la legge mosaica, tendevano a tornarvi... e con buona pace (?) di chi continua ad attingere pratiche e regole dall'Antico Testamento (paramenti, norme, sangue, giorni speciali, ecc.).

Il sacerdozio di Cristo non si attua sulla terra (8,4), ma nel Cielo stesso, dimora di Dio.

Se fosse rimasto in terra Gesù non avrebbe potuto esercitare alcun sacerdozio (l'ebreo Gesù apparteneva infatti alla tribù di Giuda, non di Levi! 7,14).

Il comandamento antico (= legge antica) è stato abrogato per la sua debolezza e inutilità intrinseca (7,18: affermazione estremamente polemica!).

“Oggi” invece ci si può avvicinare a Dio con speranza fiduciosa incommensurabilmente migliore (7,19):

  • agg. "migliore" attraversa la lettera come un filo rosso:superiorità del patto nuovo in Cristo rispetto all'antico;

  • chi ha interesse ad attenersi a un patto… peggiore?

  • In ambito religioso si stava davvero meglio quando si stava peggio?

L’esito del confronto/contrasto tra i sacerdoti leviti e Gesù è il seguente: quelli sono morti tutti e continuano a morire. Gesù è vivente. Pertanto Gesù:

  • ha un sacerdozio “intrasmissibile” (Ricciotti) = “non si trasmette” (Luzzi),

  • per elargire la sua salvezza non necessita di sacrifici quotidiani,

  • ha attuato il proprio sacrificio “una volta e per sempre”,

  • è perfetto “in eterno” (7,24-28).

8. Il punto capitale del ragionamento è dunque:

Gesù è Sommo Sacerdote vivente, dotato di massima autorità spirituale (= alla “destra di Dio”), ministro nel Cielo stesso, cioè in un “tabernacolo” non costruito da mano umana (8,1-2).

Gesù è autore di un patto migliore, fondato su promesse migliori (8,6).

Geremia aveva anticipato questo patto “nuovo”, scritto nei cuori (= persuasione profonda, fede fiduciosa, responsabilità, conoscenza, pensiero..., 8,8-12 / Geremia 31,31-34). Già all’epoca del profeta quel patto era “invecchiato e prossimo a sparire” (8,13).

9. Descrizione minuziosa del santuario ebraico (arredi del culto, ecc, 9,1 ss.) e dei sacrifici animali, ripetitivi e insufficienti a conferire la vera purificazione della coscienza personale (10,1-4).

Questa purificazione si attua soltanto con l’offerta unica e irripetibile (10,12) di Gesù (9,14).

Gesù è mediatore unico di un patto/testamento nuovo, che entra in vigore dalla sua morte (9,15 ss., v. 2 Tim 2,1-5).

10. Inutile quindi tornare agli sfarzi e ai riti della legge giudaica, fatta di “ombre” (=simboli, anticipazioni, allusioni, nulla più: 10,1).

Quei sacrifici ripetuti erano caratterizzati dal “rinnovamento”, anno dopo anno, del ricordo dei peccati (10,3) e da una impossibilità di perfezione morale (10,1b.4).

Quel che conta è la “volontà” di Gesù (10,10):

  • volontà di santificazione (= in senso biblico: separarsi dal peccato, dal male, 10,10);

  • volontà d’uomo e volontà di Dio: destinate a scontrarsi per sempre?

Unico sacrificio per i peccati di tutti (10,12);

Sacrificio attuato per sempre (10,12);

Sacrificio che origina perfezione (10,14);

Quali sono le leggi scritte nei cuori (10,16)?

Dio “dimentica” i peccati (10,17: affermazione in controtendenza rispetto al valore che la “memoria” ha in tutta la Bibbia);

Perdono vero, nessuna necessità di offerte ulteriori per il peccato (10,18).

La libertà di accesso al Padre, garantita da Gesù (10,19-22), espressa attraverso:

  • fede certa,

  • cuori aspersi dal sangue di Gesù che toglie ogni coscienza cattiva,

  • corpo lavato d’acqua pura (= battesimo biblico, Rom 6,1-5; 1 Pt. 3,21).

Tutto questo ci immette nella chiesa-comunità, popolo nuovo di Dio, àmbito di libertà e responsabilità, per cui ha senso comportarsi in un certo modo:

a che cosa serve essere “insieme” nella chiesa-comunità? (10,24-25; cfr. At 2,42- 44; 4,32);

Che cos’è l’”utile comune” di cui parla Paolo apostolo? (1 Cor. 12,7)

Perché nel giardino dell’Eden non vi erano muri?

Gesù: un muratore nell’attività di abbattere muri;

  • Muri: pregiudizi religiosi? Paure di chi non la pensa come me? Interessi economici in… religione?

  • Evitare il peccato volontario di rinuncia a Cristo (= apostasia, 10,29).

È proprio vero che Dio è soltanto amore?

E se lo fosse, che cosa vorrebbe dire rifiutarne l'amore? (10,31).

Forte esortazione positiva con richiamo:

  • alla illuminazione (10,32: frutto della conoscenza del vangelo),

  • ai beni migliori e permanenti (10,34),

  • alla fede per salvare l’anima (10,39b).

11. Definizione ossimorica di fede: fondamento-certezza di cose sperate, argomento-dimostrazione di cose non vedute (11,1).

L'apparente astrattezza viene più che compensata dalla successiva definizione “ebraica”, cioè pratica e fattiva, di fede, costituita da tutta una serie di scelte e atti molto concreti: l’unico modo per dimostrare davvero la fiducia dell’individuo (intero cap. 11; v. Giac. 2,18).

12. Il più eccellente degli esempi di fede è Gesù (12,2) che esperimenta l'obbrobrio della croce ma poi anche la gioia della risurrezione (12,2).

Considerare Gesù rimane tuttora fonte unica di fede fiduciosa genuina (12,3; 1 Gv 1,1ss.). La fede origina dalla sua persona che agisce e insegna con autorità autorevole. Sta in lui (non in noi) la ragione del coraggio del credere, cioè della fede che non si stanca né si perde d'animo.

La disciplina di Dio (è amore anche la disciplina!) richiama quanti sono tentati di tornare a strane imitazioni mosaiche (12,4-11).

Rimanere saldi nella grazia (= dono) di Dio (12,14-15).

L'ultimo paragone-contrasto:

  • monte Sinai                                        collinetta di Sion (= Gerusalemme celeste, non terrena!)

  • sorta di vulcano:
    fuoco, fiamme,
    tempesta                                            luce, gioia, chiarore, comprensione...

  • tenebre,
    paura di Mosè                                    non più paura, bensì fiducia, apertura, libertà,
                                                                 situazione incomparabilmente “migliore”;

                                                                         festosa assemblea di angeli (Luca 15,10);
   
                                                                    chiesa dei primogeniti in Cristo, nomi scritti in cielo (= salvezza).

Gesù mediatore del patto nuovo: il suo sangue “parla meglio”.

Ecco la motivazione per cui bisogna accogliere Colui che parla dal cielo (12,25).

13. Esortazioni finali riguardanti:

l'amore fraterno: e amore sororale no?! (13,1). Gesù ha stabilito una famiglia nuova...

  • Una vecchia domanda di Gesù: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli”?

  • La voce del sangue?

  • Fede e parentela: che ne dice il Vangelo?

ospitalità; sofferenti; matrimonio da onorare: nella lettera dei due patti (l'antico e il nuovo), compare un terzo patto: quello matrimoniale (cfr. Mal. 2,14).

amore del denaro e beneficenza (13,2 ss.; 13,16)

il criterio antico e scriteriato pecunia non olet e quello moderno business is business: 1 Timoteo 6,10.17-19; Giacomo 5,1 ss).

Non farsi trasportare da “diverse e strane dottrine” antitetiche alla grazia (13,9)

  • soltanto quelle antiche?

  • “Dottrine” nel corso dei secoli: storia del dogma in ambito cattolico e protestante.

“Conduttori”: sempre al plurale nella struttura della chiesa-comunità del NT (Fil. 1,1; Atti 20,17.28; 14,23; 15,4; ecc.):

  • chi sono i conduttori della chiesa?

  • Pastori: amministratori dei beni ecclesiastici? Ma quali sono i veri beni?

  • Anziani: assennati e con esperienza di fede o sclerotici insensati?

L'altra architettura: concetto biblico di “stabilità” (13,14) e concetto (dis-)umano di stabilità;

si ribadisce che il patto in Cristo è “eterno” (13,20: i patti umani invece...);

il saluto di “quei d'Italia” (13,24):

  • l'Italia religiosa di allora e quella odierna: un confronto a dir poco interessante;

  • credenti di allora e credenti di oggi.

  • Però: credenti o creduli?

  • Denominazioni, sette, movimenti di restaurazione: tutti esiti del Vangelo? tutta colpa della Bibbia?

  • è possibile, nonostante la babele religiosa, approdare alla Parola sobria, ragionevole di Cristo Gesù?

________________________________

Offriamo agli interessati la possibilità di colloqui sulla lettera agli Ebrei e sulle sue implicazioni tuttora attuali e molto consistenti. Con quanti vogliono avvicinarsi al Gesù del vangelo, saremmo lieti di condividere ragionamenti tratti da questa epistola di grande valore, vero tesoro del cristianesimo più genuino.

Per la bibliografia e l'insegnamento del corso integrale sull'epistola agli Ebrei ci si può rivolgere a

chiesa di Gesù Cristo, via Fratelli Bandiera, 2-4
00040 Pomezia-Roma (RM)

email: info@chiesadicristopomezia.it tel: 339.5773986



chiesadicristopomezia.it
- © Tutti i diritti riservati
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale