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Chiesa di Cristo Gesù a Pomezia
testimoniamo Cristo crocifisso e risorto

Il capitolo considera uno dei primi segni attuati dagli apostoli. Il segno è un indizio significativo: lo Spirito del Cristo «confermava» così la predicazione dei dodici (Ebrei 2, 3-4). Nonostante l’indiscutibile grandezza del fatto, si noti che l’enfasi non viene posta sul segno di per sé, ma sull’annuncio della persona (= «nome») di Gesù agli Ebrei, nel tentativo di abbattere i pregiudizi religiosi che ne impedivano l’accettazione come Signore e Cristo. Pietro ribadisce concetti già espressi nel discorso di pentecoste, esprimendoli però con termini diversi. Dopo questo miracolo comincerà per la neonata chiesa di Gerusalemme una forte persecuzione che porterà alla tragica fine di Stefano (cap. 7). Sintesi del capitolo Un uomo zoppo dalla nascita viene guarito (vv. 1-10): Pietro e Giovanni vanno al tempio per la preghiera pomeridiana: consuetudine degli Ebrei di Gerusalemme. Il miracolo è evidente e inconfutabile perché lo zoppo era ben conosciuto in città: aveva più di 40 anni (4, 22), era uno dei mendicanti presenti al tempio. La gente identifica perfettamente l’uomo guarito: alcuni lodano Dio per il miracolo, altri manifestano sbigottimento e stupore. Il popolo capisce che un grande fatto è avvenuto; gli occhi di tutti sono sui due apostoli, ritenuti gli autori del prodigio. Discorso di Pietro nel tempio (vv. 11-26): Pietro ribadisce l’autorità del Cristo, come aveva già fatto a Pentecoste dopo il segno delle «lingue». Non sono stati gli apostoli a compiere il miracolo, ma la loro fiducia nel «nome» (ebraismo che indica la persona) di Gesù: dimostrazione di umiltà nei due apostoli (v. 16). L’Iddio di Abramo, Isacco e Giacobbe ha glorificato Gesù: egli vive! Le colpe del popolo: non solo aver dato Gesù in mano di Pilato, ma averLo rinnegato (Matt. 27, 2, 20; Giov. 19, 15-16) e aver preferito un omicida. In Cristo si rivela la vera natura del Servo sofferente di Dio (non un condottiero militare, quale si attendevano molti ebrei del tempo; Salmo 22; Isaia 53). La resurrezione di Gesù (v. 15): gli Apostoli lo hanno veduto e toccato (1 Giovanni 1, 1 ss.); sono testimoni oculari di quel fatto. Ravvedimento e conversione generano perdono e riconciliazione. «Tempi di refrigerio»: la freschezza, il benessere prodotto dallo Spirito. In 2, 38 Pietro dice probabilmente la stessa cosa parlando del «dono dello Spirito». I credenti sono la progenie benedetta promessa da Dio a Abramo (v. 25). Osservazioni I discepoli frequentano il Tempio. Ciò non deve meravigliare. Si trattava del tempio ebraico di Gerusalemme, voluto da Dio, inizialmente edificato da Salomone. Consideriamo che l’ebreo che si convertiva al Cristo passava da una religione vera, voluta da Dio tramite Mosè (la Legge), ad una religione altrettanto vera, voluta da Dio in Cristo Gesù. Per esprimerci nel linguaggio della Lettera agli Ebrei, si passava da un patto buono ad uno di gran lunga «migliore». Gesù, però, con un colpo d’ala tutto spirituale supera il concetto di luogo sacro e stabilisce un criterio valido ancor oggi parlando con la donna Samaritana: Donna, credimi, l’ora viene che né su questo monte (Garizim) né a Gerusalemme (Tempio) adorerete il Padre. (…) Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Iddio è spirito; e quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino in spirito e verità. (Giov. 4, 24) Il tempio ebraico non va dunque confuso col concetto odierno di “santuario” (chiesa = edificio sacro). Per l’ebreo neoconvertito era normale andare al tempio per pregare e incontrarsi con altri. I luoghi sacri creati dagli uomini sono altra cosa. Quanto allo stesso tempio di Gerusalemme, la sua storia cesserà con la sua distruzione ad opera dei Romani nel 70 d.C., secondo la profezia di Gesù (Matteo 24). Lo zoppo guarito dalla fede degli apostoli. Egli chiedeva e si aspettava soltanto l’elemosina! La fede dello zoppo nella possibilità di una guarigione appare qui del tutto assente. Eppure il segno avviene. Quando oggi i miracoli non s’avverano, perché dare la colpa alla mancanza-di-fede di chi non li ottiene, invece di pensare ad altre alternative? Anche in questo capitolo si parla di conversione: questa include la fiducia, il pentimento, il battesimo, una vita rinnovata dallo Spirito di Dio. Esortazioni La fiducia del discepolo è radicata nella persona di Gesù Cristo. E in nessun altro. Come imparare ad esortare alla conversione. La conversione: soltanto una questione di… acqua? Approfondimenti Che cos’è il «dono» dello Spirito Santo? Lo si riceve oggi? I segni del Vangelo comparati ai miracoli odierni. Il perdono dei peccati è sempre associato alla conversione? Vi sono altre strade per arrivare alla riconciliazione con Dio e col prossimo? I dubbi di Salomone nel costruire il tempio e la frase rivolta da Gesù alla Samaritana. Comparare e discutere (1 Re 1-8; Giovanni 4, 1-26).

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Atti degli Apostoli cap. 3 - Il miracolo senza fede

Il capitolo considera uno dei primi segni attuati dagli apostoli. Il segno è un indizio significativo: lo Spirito del Cristo «confermava» così la predicazione dei dodici (Ebrei 2, 3-4).

Nonostante l’indiscutibile grandezza del fatto, si noti che l’enfasi non viene posta sul segno di per sé, ma sull’annuncio della persona (= «nome») di Gesù agli Ebrei, nel tentativo di abbattere i pregiudizi religiosi che ne impedivano l’accettazione come Signore e Cristo.

Pietro ribadisce concetti già espressi nel discorso di pentecoste, esprimendoli però con termini diversi. Dopo questo miracolo comincerà per la neonata chiesa di Gerusalemme una forte persecuzione che porterà alla tragica fine di Stefano (cap. 7).

Sintesi del capitolo

Un uomo zoppo dalla nascita viene guarito (vv. 1-10):

Pietro e Giovanni vanno al tempio per la preghiera pomeridiana: consuetudine degli Ebrei di Gerusalemme.

Il miracolo è evidente e inconfutabile perché lo zoppo era ben conosciuto in città: aveva più di 40 anni (4, 22), era uno dei mendicanti presenti al tempio.

La gente identifica perfettamente l’uomo guarito: alcuni lodano Dio per il miracolo, altri manifestano sbigottimento e stupore. Il popolo capisce che un grande fatto è avvenuto; gli occhi di tutti sono sui due apostoli, ritenuti gli autori del prodigio.

 

Discorso di Pietro nel tempio (vv. 11-26):

Pietro ribadisce l’autorità del Cristo, come aveva già fatto a Pentecoste dopo il segno delle «lingue».

Non sono stati gli apostoli a compiere il miracolo, ma la loro fiducia nel «nome» (ebraismo che indica la persona) di Gesù: dimostrazione di umiltà nei due apostoli (v. 16).

L’Iddio di Abramo, Isacco e Giacobbe ha glorificato Gesù: egli vive!

Le colpe del popolo: non solo aver dato Gesù in mano di Pilato, ma averLo rinnegato (Matt. 27, 2, 20; Giov. 19, 15-16) e aver preferito un omicida.

In Cristo si rivela la vera natura del Servo sofferente di Dio (non un condottiero militare, quale si attendevano molti ebrei del tempo; Salmo 22; Isaia 53).

La resurrezione di Gesù (v. 15): gli Apostoli lo hanno veduto e toccato (1 Giovanni 1, 1 ss.); sono testimoni oculari di quel fatto.

Ravvedimento e conversione generano perdono e riconciliazione.

«Tempi di refrigerio»: la freschezza, il benessere prodotto dallo Spirito. In 2, 38 Pietro dice probabilmente la stessa cosa parlando del «dono dello Spirito».

I credenti sono la progenie benedetta promessa da Dio a Abramo (v. 25).

 

Osservazioni

I discepoli frequentano il Tempio. Ciò non deve meravigliare. Si trattava del tempio ebraico di Gerusalemme, voluto da Dio, inizialmente edificato da Salomone.

Consideriamo che l’ebreo che si convertiva al Cristo passava da una religione vera, voluta da Dio tramite Mosè (la Legge), ad una religione altrettanto vera, voluta da Dio in Cristo Gesù. Per esprimerci nel linguaggio della Lettera agli Ebrei, si passava da un patto buono ad uno di gran lunga «migliore».

Gesù, però, con un colpo d’ala tutto spirituale supera il concetto di luogo sacro e stabilisce un criterio valido ancor oggi parlando con la donna Samaritana:

Donna, credimi, l’ora viene che né su questo monte (Garizim) né a Gerusalemme (Tempio) adorerete il Padre. (…) Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Iddio è spirito; e quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino in spirito e verità.  (Giov. 4, 24)

Il tempio ebraico non va dunque confuso col concetto odierno di “santuario” (chiesa = edificio sacro). Per l’ebreo neoconvertito era  normale andare al tempio per pregare e incontrarsi con altri. I luoghi sacri creati dagli uomini sono altra cosa. Quanto allo stesso tempio di Gerusalemme, la sua storia cesserà con la sua distruzione ad opera dei Romani nel 70 d.C., secondo la profezia di Gesù (Matteo 24).

Lo zoppo guarito dalla fede degli apostoli. Egli chiedeva e si aspettava soltanto l’elemosina! La fede dello zoppo nella possibilità di una guarigione appare qui del tutto assente. Eppure il segno avviene.

Quando oggi i miracoli non s’avverano, perché dare la colpa alla mancanza-di-fede di chi non li ottiene, invece di pensare ad altre alternative?

Anche in questo capitolo si parla di conversione: questa include la fiducia, il pentimento, il battesimo, una vita rinnovata dallo Spirito di Dio.

Esortazioni

La fiducia del discepolo è radicata nella persona di Gesù Cristo. E in nessun altro.

Come imparare ad esortare alla conversione.

n  La conversione: soltanto una questione di… acqua?

Approfondimenti

n  Che cos’è il «dono» dello Spirito Santo? Lo si riceve oggi?

n        I segni del Vangelo comparati ai miracoli odierni.

n        Il perdono dei peccati è sempre associato alla conversione? Vi sono altre strade per arrivare alla riconciliazione con Dio e col prossimo?

n  I dubbi di Salomone nel costruire il tempio e la frase rivolta da Gesù alla Samaritana. Comparare e discutere (1 Re 1-8; Giovanni 4, 1-26).