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Chiesa di Cristo Gesù a Pomezia
testimoniamo Cristo crocifisso e risorto

La giovane chiesa di Gerusalemme si trova dinanzi alle prime difficoltà: il favore di tutto il popolo (2, 47) non esclude l’opposizione dei capi religiosi. Nonostante il segno operato al Tempio – che avrebbe dovuto aprire occhi e cuori – Pietro e Giovanni si trovano a fronteggiare il pregiudizio del Sinedrio che ordina loro di tacere. Gli Apostoli replicano alle minacce con franchezza e coraggio: primo segno della loro evidente trasformazione. Non più, quindi, persone spaventate e pronte al facile smarrimento, ma credenti fiduciosi e fedeli al Signore. Si noti la bella preghiera che conclude il capitolo, segno di maturità e determinazione dei discepoli. Sintesi del capitolo Pietro e Giovanni interrogati dal Sinedrio (vv. 1-22): Sacerdoti e Sadducei fanno arrestare Pietro e Giovanni. Il potere religioso, alleato di quello politico, si difende. La chiesa nel frattempo è cresciuta in numero. La domanda del Sinedrio «con quale autorità avete fatto il miracolo?» è un interrogativo di per sé è giusto, se scaturito da desiderio autentico di ricercare la verità dei fatti, ma inutile se impregnato di presunzione. Pietro ribadisce che il miracolo è solo merito di Gesù: è lui la «pietra angolare» stabilita da Dio (Salmo 118, 22-23); nessun altro lo può sostituire per ciò che riguarda la salvezza (v. 12). È interessante notare che lo stesso Pietro aveva per primo testimoniato Gesù come «pietra» fondamentale della chiesa (Matteo 16, 18; cfr. 1 Pietro 2, 1-8; 1 Corinzi 3, 10-11). Il Sinedrio nota l’influenza che Gesù ha avuto su Pietro e Giovanni, popolani privi di istruzione, che però parlano coraggiosamente delle grandi cose di Dio. La stessa accusa era stata rivolta anche a Gesù (Matteo 13, 53-58). Il Sinedrio non può negare l’evidenza del segno ma tenta di ostacolare la predicazione del Cristo: malafede e disonestà! Gli Apostoli rispondono in modo ineccepibile: «come possiamo tacere su ciò che abbiamo udito e visto?». Spesso il credente è chiamato a decidere tra Dio e gli uomini: questo esempio apostolico ci può aiutare a scegliere bene. La preghiera dei discepoli (vv. 23-31): Pietro e Giovanni vengono liberati, tornano dagli altri credenti, riferiscono l’accaduto. La preghiera che insieme rivolgono a Dio mostra la determinazione ormai acquisita: chiedono maggior franchezza (altro che tacere!) e nuovi segni a conferma della loro predicazione: proprio ciò che il Sinedrio aveva loro proibito di fare! Gli Apostoli, inoltre, vedono in quella persecuzione la realizzazione di parole profetiche (vv. 25-28). Comunione dei beni (vv. 32-36): Da notare l’unità della chiesa: un solo cuore, un’anima sola. Questa unità morale/spirituale in Cristo favorisce la comunione dei beni materiali. I primi discepoli erano giudeo-cristiani, di qui la concreta attuazione della loro fede. Essi ignorano la fede astratta, la fede speculativa, la fede teologica. La grazia di Dio è presente fra loro, diretta conseguenza di una vera trasformazione spirituale interiore. I più facoltosi vendono beni materiali per aiutare i credenti bisognosi. Tra i benestanti c’è Barnaba (vera «consolazione» della comunità), che ritroveremo a partecipare con Paolo all’opera di predicazione (Atti 11 e 13). Osservazioni Spesso si dice: «Ah, se potessi vedere un miracolo, sicuramente crederei!» Qui invece notiamo che in presenza di pregiudizio e orgoglio, anche un segno evidente come quello del Tempio può risultare non significativo. Il pregiudizio impedisce ogni riflessione e la conseguente conversione. Cristo offre salvezza eterna (v. 12): Lui solo è Maestro e Guida (Matteo 23, 7 ss), unico Mediatore e Sommo Sacerdote (Ebrei 7, 24 ss). Nel Vangelo Egli tuttora parla e ammaestra. Sta a noi esaminare bene la sua parola per superare la nostra ignoranza e instabilità (2 Pietro 3, 16 ss). Approfondimenti n Quanto è bello che una comunità preghi insieme anche nei momenti di prova e di difficoltà: ciò produce coraggio e unità spirituale. Come imparare a farlo. n Come ci comporteremmo se un fratello o una sorella fossero nel bisogno materiale? Superficialità o responsabilità dinanzi alla povertà del mondo? n La testimonianza di una chiesa dipende anche dalla generosità dei membri.

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Atti degli Apostoli cap. 4 - La prima persecuzione

La giovane chiesa di Gerusalemme si trova dinanzi alle prime difficoltà: il favore di tutto il popolo (2, 47) non esclude l’opposizione dei capi religiosi. Nonostante il segno operato al Tempio – che avrebbe dovuto aprire occhi e cuori – Pietro e Giovanni si trovano a fronteggiare il pregiudizio del Sinedrio che ordina loro di tacere. Gli Apostoli replicano alle minacce con franchezza e coraggio: primo segno della loro evidente trasformazione. Non più, quindi, persone spaventate e pronte al facile smarrimento, ma credenti fiduciosi e fedeli al Signore. Si noti la bella preghiera che conclude il capitolo, segno di maturità e determinazione dei discepoli.

Sintesi del capitolo

 Pietro e Giovanni interrogati dal Sinedrio (vv. 1-22):

Sacerdoti e Sadducei fanno arrestare Pietro e Giovanni. Il potere religioso, alleato di quello politico, si difende. La chiesa nel frattempo è cresciuta in numero.

La domanda del Sinedrio «con quale autorità avete fatto il miracolo?» è un interrogativo di per sé è giusto, se scaturito da desiderio autentico di ricercare la verità dei fatti, ma inutile se impregnato di presunzione.

Pietro ribadisce che il miracolo è solo merito di Gesù: è lui la «pietra angolare» stabilita da Dio (Salmo 118, 22-23); nessun altro lo può sostituire per ciò che riguarda la salvezza (v. 12). è interessante notare che lo stesso Pietro aveva per primo testimoniato Gesù come «pietra» fondamentale della chiesa (Matteo 16, 18; cfr. 1 Pietro 2, 1-8; 1 Corinzi 3, 10-11).

Il Sinedrio nota l’influenza che Gesù ha avuto su Pietro e Giovanni, popolani privi di istruzione, che però parlano coraggiosamente delle grandi cose di Dio. La stessa accusa era stata rivolta anche a Gesù (Matteo 13, 53-58).

Il Sinedrio non può negare l’evidenza del segno ma tenta di ostacolare la predicazione del Cristo: malafede e disonestà! Gli Apostoli rispondono in modo ineccepibile: «come possiamo tacere su ciò che abbiamo udito e visto?». Spesso il credente è chiamato a decidere tra Dio e gli uomini: questo esempio apostolico ci può aiutare a scegliere bene.

 

La preghiera dei discepoli (vv. 23-31):

Pietro e Giovanni vengono liberati, tornano dagli altri credenti, riferiscono l’accaduto. La preghiera che insieme rivolgono a Dio mostra la determinazione ormai acquisita: chiedono maggior franchezza (altro che tacere!) e nuovi segni a conferma della loro predicazione: proprio ciò che il Sinedrio aveva loro proibito di fare! Gli Apostoli, inoltre, vedono in quella persecuzione la realizzazione di parole profetiche (vv. 25-28).

 

Comunione dei beni (vv. 32-36):

Da notare l’unità della chiesa: un solo cuore, un’anima sola. Questa unità morale/spirituale in Cristo favorisce la comunione dei beni materiali. I primi discepoli erano giudeo-cristiani, di qui la concreta attuazione della loro fede. Essi ignorano la fede astratta, la fede speculativa, la fede teologica. La grazia di Dio è presente fra loro, diretta conseguenza di una vera trasformazione spirituale interiore.

I più facoltosi vendono beni materiali per aiutare i credenti bisognosi. Tra i benestanti c’è Barnaba (vera «consolazione» della comunità), che ritroveremo a partecipare con Paolo all’opera di predicazione (Atti 11 e 13).

Osservazioni

Spesso si dice: «Ah, se potessi vedere un miracolo, sicuramente crederei!» Qui invece notiamo che in presenza di pregiudizio e orgoglio, anche un segno evidente come quello del Tempio può risultare non significativo. Il pregiudizio impedisce ogni riflessione e la conseguente conversione.

Cristo offre salvezza eterna (v. 12): Lui solo è Maestro e Guida (Matteo 23, 7 ss),  unico Mediatore e Sommo Sacerdote (Ebrei 7, 24 ss). Nel Vangelo Egli tuttora parla e ammaestra. Sta a noi esaminare bene la sua parola per superare la nostra ignoranza e instabilità (2 Pietro 3, 16 ss).

Approfondimenti

n Quanto è bello che una comunità preghi insieme anche nei momenti di prova e di difficoltà: ciò produce coraggio e unità spirituale. Come imparare a farlo.

n Come ci comporteremmo se un fratello o una sorella fossero nel bisogno materiale? Superficialità o responsabilità dinanzi alla povertà del mondo?

n La testimonianza di una chiesa dipende anche dalla generosità dei membri.