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Chiesa di Cristo Gesù a Pomezia
testimoniamo Cristo crocifisso e risorto

Dio e Margherita È recentemente deceduta l’astrofisica italiana di fama internazionale Margherita Hack (1922-2013), donna di grande valore sia in campo scientifico sia in ambito civile e politico. Era un’atea convinta, ma era anche una persona pensante, ben diversa quindi dalla massa degli atei che formano oggi la religione della maggioranza, quella di chi sembra escludere a priori dalla propria vita ogni aspetto religioso, per ricercare solo il piacere e il materialismo. Quando Margherita Hack parlava del suo ateismo lo motivava spesso coi pessimi comportamenti della chiesa ufficiale, ai quali si riferisce spesso anche il vescovo di Roma. La Hack sosteneva pure che è troppo comodo spiegare il cosmo con Dio. Aveva perfettamente ragione. È stato infatti dimostrato ampiamente (H. Küng, Dio esiste?, 1979) che non ha alcun senso credere in un Dio tappabuchi, un Dio cioè che serve solo a spiegare tutto ciò che l’uomo non riesce a spiegare con la scienza. È vero, come affermava la Hack, che per l’uomo dell’antichità ogni fenomeno era miracolo, ogni cosa era ammantata da un’aura religiosa e che ciò ha favorito l’insorgere di miti e superstizioni, come è vero che con il progredire della conoscenza e della scienza molti “miracoli” sono stati spiegati e si è compreso che molte cose non erano che fideismo e tradizione superstiziosa. Ma basta tutto ciò per escludere davvero Dio dall’orizzonte dell’essere umano? Il Nuovo Testamento - e in generale la Bibbia - non presenta né un Dio tappabuchi né un Dio dei “misteri”. Il Vangelo non giustifica alcuna forma di tradizionalismo umano, esclude fideismo e superstizione. Per la Bibbia Dio si rivela in Cristo Gesù, un Dio che è vicino alla persona umana e desidera amarla ed essere da lei riamato, un Dio che ha piacere di comunicare con ciascun essere umano: “La grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1,17). Basterebbe questo per spingerci a considerare con gratitudine gli infiniti aspetti della grazia di Dio in questa vita, a ricercare e approfondire la verità sia nelle cose del cosmo sia nelle cose di Dio. L’Iddio della rivelazione biblica non vuole affatto servire a tappare i buchi delle cose che nel mondo e nel cosmo non si capiscono. Non vuole impedire all’uomo né la via della ricerca scientifica né la strada della ricerca religiosa. Anzi, forse agli occhi Suoi vale più una donna che ha dedicato l’esistenza alla ricerca delle leggi del cosmo che non tanti falsi credenti che hanno smesso di ricercare Dio e di cercare il prossimo da amare. Galileo era un credente e, per fede, riuscì a dimostrare scientificamente la presenza di leggi che regolano certi aspetti dell’universo mondo. Ecco come il poeta Davide esprime realtà bellissime: “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. Un giorno sgorga parole all’altro, una notte comunica scienza all’altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non si ode. Ma il loro suono esce fuori per tutta la terra, e i loro accenti vanno fino alle estremità del mondo…” (Salmo 19). Perché non iniziare oggi a dialogare con Dio con un colloquio personale su questi temi affascinanti e così importanti? L’essere umano impara a camminare poco dopo la sua nascita. Il Vangelo parla della fede, anzi del “cammino” della fede, del “camminare” nella fede. La fede dunque si impara. Il bambino che impara a camminare impara a muoversi, prima in una stanza, poi per la casa, poi in strada, poi nel mondo. La persona che impara la fede impara a pensare e ad agire secondo i criteri di Dio presentati nel Nuovo Testamento e contro il disordine della mente. Chi vuole iniziare davvero il cammino della fede secodo Cristo - e non secondo pensieri e tradizioni di uomini - sarà “soggetto a idee moleste che, quasi fossero parassiti, cavallette o moscerini, ronzano intorno impedendo l’applicazione a quello che è il dovere fondamentale. Coloro che non tentato una vita spirituale non se ne accorgono e vivono di impressioni, di letture, di giornali, di ascolto di suoni, di rumori, di televisione, passando dall’una all’altra di queste cose in un continuo vortice di immaginazioni, di fantasie, di desideri, spegnendo una visione con la visione successiva, proprio come chi guardando un programma televisivo dopo l’altro resta sempre sotto l’influsso di una eccitazione” (C.M. Martini, La forza della debolezza, 2012). Il disordine della mente è l’esatto contrario di un cervello che ha trovato la sorgente della fede fiduciosa: la persona di Cristo Gesù. Avviciniamoci dunque con umiltà e con cura al Vangelo di Cristo per imparare a camminare per fede fiduciosa e per imparare a rispettare non solo le leggi della natura (scienza) ma anche le norme della vera spiritualità. Margherita Hack affermava: “Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in paradiso”. La sua dipartita lascia alla riflessione di ciascun credente almeno una domanda: alla luce del decadimento storico del cristianesimo, perché queste sue parole non potrebbero essere considerate quale esempio di coerenza con quella “legge della coscienza” di cui parla Paolo apostolo ispirato da Dio (Rom 2,14 ss.)? Quella “legge della coscienza” che così spesso tanti credenti annullano coi propri egoismi, dicendo una cosa e comportandosi troppo spesso senza alcuna coscienza? [r.t.] © Riproduzione riservata

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Dio e Margherita. La recente morte della astrofisica atea Margherita Hack può far riflettere anche chi crede.

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Dio e Margherita

 

 

È recentemente deceduta l’astrofisica italiana di fama internazionale Margherita Hack (1922-2013), donna di grande valore sia in campo scientifico sia in ambito civile e politico. Era un’atea convinta, ma era anche una persona pensante, ben diversa quindi dalla massa degli atei che formano oggi la religione della maggioranza, quella di chi sembra escludere a priori dalla propria vita ogni aspetto religioso, per ricercare solo il piacere e il materialismo.

Quando Margherita Hack parlava del suo ateismo lo motivava spesso coi pessimi comportamenti della chiesa ufficiale, ai quali si riferisce spesso anche il vescovo di Roma. La Hack sosteneva pure che è troppo comodo spiegare il cosmo con Dio. Aveva perfettamente ragione. È stato infatti dimostrato ampiamente (H. Küng, Dio esiste?, 1979) che non ha alcun senso credere in un Dio tappabuchi, un Dio cioè che serve solo a spiegare tutto ciò che l’uomo non riesce a spiegare con la scienza.

È vero, come affermava la Hack, che per l’uomo dell’antichità ogni fenomeno era miracolo, ogni cosa era ammantata da un’aura religiosa e che ciò ha favorito l’insorgere di miti e superstizioni, come è vero che con il progredire della conoscenza e della scienza molti “miracoli” sono stati spiegati e si è compreso che molte cose non erano che fideismo e tradizione superstiziosa. Ma basta tutto ciò per escludere davvero Dio dall’orizzonte dell’essere umano?

Il Nuovo Testamento - e in generale la Bibbia - non presenta né un Dio tappabuchi né un Dio dei “misteri”. Il Vangelo non giustifica alcuna forma di tradizionalismo umano, esclude fideismo e superstizione. Per la Bibbia Dio si rivela in Cristo Gesù, un Dio che è vicino alla persona umana e desidera amarla ed essere da lei riamato, un Dio che ha piacere di comunicare con ciascun essere umano: “La grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1,17). Basterebbe questo per spingerci a considerare con gratitudine gli infiniti aspetti della grazia di Dio in questa vita, a ricercare e approfondire la verità sia nelle cose del cosmo sia nelle cose di Dio.

L’Iddio della rivelazione biblica non vuole affatto servire a tappare i buchi delle cose che nel mondo e nel cosmo non si capiscono. Non vuole impedire all’uomo né la via della ricerca scientifica né la strada della ricerca religiosa. Anzi, forse agli occhi Suoi vale più una donna che ha dedicato l’esistenza alla ricerca delle leggi del cosmo che non tanti falsi credenti che hanno smesso di ricercare Dio e di cercare il prossimo da amare.

Galileo era un credente e, per fede, riuscì a dimostrare scientificamente la presenza di leggi che regolano certi aspetti dell’universo mondo. Ecco come il poeta Davide esprime realtà bellissime: “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. Un giorno sgorga parole all’altro, una notte comunica scienza all’altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non si ode. Ma il loro suono esce fuori per tutta la terra, e i loro accenti vanno fino alle estremità del mondo…” (Salmo 19).

Perché non iniziare oggi a dialogare con Dio con un colloquio personale su questi temi affascinanti e così importanti?

L’essere umano impara a camminare poco dopo la sua nascita. Il Vangelo parla della fede, anzi del “cammino” della fede, del “camminare” nella fede. La fede dunque si impara. Il bambino che impara a camminare impara a muoversi, prima in una stanza, poi per la casa, poi in strada, poi nel mondo. La persona che impara la fede impara a pensare e ad agire secondo i criteri di Dio presentati nel Nuovo Testamento e contro il disordine della mente.

Chi vuole iniziare davvero il cammino della fede secondo Cristo - e non secondo pensieri e tradizioni di uomini - sarà “soggetto a idee moleste che, quasi fossero parassiti, cavallette o moscerini, ronzano intorno impedendo l’applicazione a quello che è il dovere fondamentale. Coloro che non tentato una vita spirituale non se ne accorgono e vivono di impressioni, di letture, di giornali, di ascolto di suoni, di rumori, di televisione, passando dall’una all’altra di queste cose in un continuo vortice di immaginazioni, di fantasie, di desideri, spegnendo una visione con la visione successiva, proprio come chi guardando un programma televisivo dopo l’altro resta sempre sotto l’influsso di una eccitazione” (C.M. Martini, La forza della debolezza, 2012).

Il disordine della mente è l’esatto contrario di un cervello che ha trovato la sorgente della fede fiduciosa: la persona di Cristo Gesù. Avviciniamoci dunque con umiltà e con cura al Vangelo di Cristo per imparare a camminare per fede fiduciosa e per imparare a rispettare non solo le leggi della natura (scienza) ma anche le norme della vera spiritualità.

Margherita Hack affermava: “Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in paradiso”. La sua dipartita lascia alla riflessione di ciascun credente almeno una domanda: alla luce del decadimento storico del cristianesimo, perché queste sue parole non potrebbero essere considerate quale esempio di coerenza con quella “legge della coscienza” di cui parla Paolo apostolo ispirato da Dio (Rom 2,14 ss.)? Quella “legge della coscienza” che così spesso tanti credenti annullano coi propri egoismi, dicendo una cosa e comportandosi troppo spesso senza alcuna coscienza? [r.t.]

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