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Chiesa di Cristo Gesù a Pomezia
testimoniamo Cristo crocifisso e risorto

Per il credente impegnato nella testimonianza personale e comunitaria del Cristo, il libro degli Atti degli Apostoli (greco: Práxeis Apostólōn, che foneticamente ricorda l’espressione prassi degli apostoli) si presenta come un testo formativo fondamentale. Qui si trovano infatti gli elementi necessari per acquisire una concezione corretta e matura della chiesa, a partire dalla proposta di Gesù per la conversione della persona fino al servizio e all’organizzazione interna delle comunità. Conoscere questo testo apostolico è importante – specialmente in un mondo religioso così diviso e disorientato quale quello attuale – se si vuole proporre il Vangelo a se stessi e al prossimo. Va detto, tuttavia, che una conoscenza puramente teorica del testo servirebbe a ben poco. Soltanto imitando gli apostoli nei loro atti possiamo ricavare da questo testo tutta la sua profondità spirituale. Gli Atti degli Apostoli costituiscono la continuazione storica del Vangelo secondo Luca, riprendendo la narrazione proprio là dove lo stesso Autore l’aveva lasciata: la resurrezione, gli incontri di Gesù con i discepoli, l’incarico della predicazione loro affidata e l’ascensione al Cielo di Gesù. Caratteri del libro Autore Non vi sono dubbi nell’attribuire a Luca la paternità dello scritto. Vangelo di Luca e Atti degli apostoli hanno infatti lo stesso stile, come gli studiosi hanno rilevato. Vi sono ben cinquanta termini comuni ai due scritti, fatto mai riscontrabile altrove negli altri scritti del Nuovo Testamento (N.T.). Molte parti sono narrate in prima persona, l’autore stesso prende parte diretta ai fatti, qualificandosi come testimone oculare e compagno di lavoro di Paolo (16, 10-17; 20, 5-15; 25, 1-18; 27, 1; 28, 16). Ricorrono poi alcuni termini medici sufficienti a identificarne l’autore: Luca, «il medico diletto» (Colossesi 4, 14). Data di composizione Dovrebbe coincidere con la conclusione della vicenda narrata, ovvero con la prigionia di Paolo a Roma. Per questa ragione lo scritto si colloca tra il 63 – anno in cui Paolo giunse a Roma – e il 70 d.C., prima della distruzione di Gerusalemme. Destinatari. Anche se Luca dedica la sua opera a Teofilo (come aveva fatto pure nel suo Vangelo), essa è certamente destinata ad un pubblico più vasto. Il cristianesimo origina dal mondo ebraico, ma tutta la seconda parte del libro mostra il passaggio da una fase dell’evangelizzazione rivolta quasi esclusivamente agli ebrei, ad un momento successivo in cui la predicazione del Cristo toccherà anche i «gentili» (lat.: gens, indicante gente, stirpe, razza), secondo il volere del Cristo (1, 8). Scopi Sono diversi, anche se connessi fra loro. Vi è anzitutto una ragione storica: si presentano i fatti di alcuni apostoli; si tratta in effetti della continuazione dell’opera di Gesù, implicita nelle sue stesse parole (1, 8). Sebbene lo scritto presenti la progressiva predicazione del Vangelo, esso è diviso in due momenti: l’opera di Pietro, attuata principalmente tra i Giudei (1-12), e quella di Paolo, svolta principalmente tra i Gentili (13-28). Vi è pure una ragione apologetica: rivolgendosi, infatti, al mondo gentile, Luca rimarca costantemente che il Vangelo è seguito con attenzione anche da parte di funzionari del governo di Roma, suscitando un interesse positivo, e quasi mai opposizione. Contenuti rilevanti Si possono scorgere alcune linee nel progetto narrativo di Luca. L’opera degli Apostoli: i «testimoni» di Cristo portano la buona notizia al mondo, in ciò assistiti dallo Spirito del Risorto; strettamente connessa con la predicazione del Vangelo, la Parola viene confermata da «segni», conversioni e doni spirituali. L’attività delle prime comunità di discepoli è fervida e pacata, ben lontana da ogni forma di proselitismo, tutta incentrata su una evangelizzazione sapiente, volta a sensibilizzare la società ebraica e gentile del tempo alle realtà spirituali del regno del Signore. I frequenti casi di conversione, di cui Luca punteggia il proprio scritto, sono il frutto di un paziente lavoro di persuasione franca, di predicazione disinteressata e culturalmente attenta, di ascolto sincero. Sono il frutto di una semina, paziente e speranzosa, del «seme» del regno. Chi desideri comprendere la realtà più profonda e più pratica dell’essere «chiesa» (= comunità, assemblea, riunione di discepoli attorno al «nome» del Cristo, secondo la promessa di Matteo 18, 20), chi voglia apprendere come e per quali scopi la chiesa agisce in nome del Signore, troverà nel testo degli Atti degli Apostoli una ricchezza spirituale e morale immensa, una sorgente luminosa capace di riscaldare ancora oggi i cuori degli uomini e delle donne dalla volontà umile, e di aprire le loro menti. Ma scoprirà pure che quella Luce non era – e non è – nella chiesa in sé, ma nello Spirito di Cristo Gesù che in essa dimora. Il testo degli Atti dimostra l’attuazione pratica più alta del brano che Paolo scriverà «ai santi che sono in Efeso»: «Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. E in lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che deve servire di dimora a Dio per lo Spirito» (Efesini 2, 18 ss.). Il libro lucano è lì, parola vivente, ad attestare che se quell’amore, quell’ubbidienza, quella fede fiduciosa, quello zelo, quella responsabilità, quella fusione di intenti e voleri poterono attuarsi allora fra esseri umani, essi sono possibili ancor oggi con l’aiuto e la benedizione della stessa Luce. Qualche suggerimento per lo studio Una buona conoscenza degli Atti aiuta a comprendere le proprie responsabilità dentro e fuori la chiesa, la gioia di appartenere dell’umile famiglia di Dio. Si consiglia una iniziale lettura completa del libro, anche se rapida, per avere una visione d’assieme dei fatti narrati. Annotare eventuali domande per discuterne insieme. La domanda è il sale dello studio.

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Atti degli Apostoli - Un libro di fatti da attuare.

Per il credente impegnato nella testimonianza personale e comunitaria del Cristo il libro degli Atti degli Apostoli (greco: Práxeis Apostólōn, che foneticamente ricorda l’espressione la prassi degli apostoli) si presenta come un testo formativo fondamentale.

Qui si trovano infatti gli elementi necessari per acquisire una concezione corretta e matura della chiesa, a partire dalla proposta di Gesù per la conversione della persona fino al servizio e all’organizzazione interna delle comunità. Conoscere questo testo apostolico è importante – specialmente in un mondo religioso così diviso e disorientato quale quello attuale – se si vuole proporre il Vangelo a se stessi e al prossimo.

Va detto, tuttavia, che una conoscenza puramente teorica del testo servirebbe a ben poco. Soltanto imitando gli apostoli nei loro atti possiamo ricavare da questo testo tutta la sua profondità spirituale.

Gli Atti degli Apostoli costituiscono la continuazione storica del Vangelo secondo Luca, riprendendo la narrazione proprio là dove lo stesso Autore l’aveva lasciata: la resurrezione, gli incontri di Gesù con i discepoli, l’incarico della predicazione loro affidata e l’ascensione al Cielo di Gesù.

Caratteri del libro

Autore. Non vi sono dubbi nell’attribuire a Luca la paternità dello scritto. Vangelo di Luca e Atti degli apostoli hanno infatti lo stesso stile, come gli studiosi hanno rilevato. Vi sono ben cinquanta termini comuni ai due scritti, fatto mai riscontrabile altrove negli altri scritti del Nuovo Testamento (N.T.).

Molte parti sono narrate in prima persona, l’autore stesso prende parte diretta ai fatti, qualificandosi come testimone oculare e compagno di lavoro di Paolo (16, 10-17; 20, 5-15; 25, 1-18; 27, 1; 28, 16). Ricorrono poi alcuni termini medici sufficienti a identificarne l’autore: Luca, «il medico diletto» (Colossesi 4, 14).

Data di composizione. Dovrebbe coincidere con la conclusione della vicenda narrata, ovvero con la prigionia di Paolo a Roma. Per questa ragione lo scritto si colloca tra il 63 – anno in cui Paolo giunse a Roma – e il 70 d.C., prima della distruzione di Gerusalemme.

Destinatari. Anche se Luca dedica la sua opera a Teofilo (come aveva fatto pure nel suo Vangelo), essa è certamente destinata ad un pubblico più vasto.

Il cristianesimo origina dal mondo ebraico, ma tutta la seconda parte del libro mostra il passaggio da una fase dell’evangelizzazione rivolta quasi esclusivamente agli ebrei, ad un momento successivo in cui la predicazione del Cristo toccherà anche i «gentili» (lat.: gens, indicante gente, stirpe, razza), secondo il volere del Cristo (1, 8).

Scopi. Sono diversi, anche se interconnessi fra loro. Vi è anzitutto una ragione storica: si presentano i fatti di alcuni apostoli; si tratta in effetti della continuazione dell’opera di Gesù, implicita nelle sue stesse parole (1, 8). Sebbene lo scritto presenti la progressiva predicazione del Vangelo, esso è diviso in due momenti: l’opera di Pietro, attuata principalmente tra i Giudei (1-12), e quella di Paolo, svolta principalmente tra i Gentili (13-28).

Vi è pure una ragione apologetica: rivolgendosi, infatti, al mondo gentile, Luca rimarca costantemente che il Vangelo è seguito con attenzione anche da parte di funzionari del governo di Roma, suscitando un interesse positivo, e quasi mai opposizione.

Contenuti rilevanti

Si possono scorgere le seguenti linee nel progetto narrativo di Luca:

L’opera degli Apostoli: i «testimoni» di Cristo portano la buona notizia al mondo, in ciò assistiti dallo Spirito del Risorto: strettamente connessa con la predicazione del Vangelo, la Parola viene confermata da «segni»; conversioni e doni spirituali. L’attività delle prime comunità di discepoli è fervida e pacata, ben lontana da ogni forma di proselitismo, tutta incentrata su una evangelizzazione sapiente, tutta volta a sensibilizzare la società ebraica e gentile del tempo alle realtà spirituali del regno del Signore.  

I frequenti casi di conversione, di cui Luca punteggia il proprio scritto, sono il frutto di un paziente lavoro di persuasione franca, di predicazione disinteressata e culturalmente attenta, di ascolto sincero. Sono il frutto di una semina, paziente e speranzosa, del «seme» del regno.

Chi desideri comprendere la realtà più profonda e più pratica dell’essere «chiesa» (= comunità, assemblea, riunione di discepoli attorno al «nome» del Cristo, secondo la promessa di Matteo 18, 20), chi voglia apprendere come e per quali scopi la chiesa agisce in nome del Signore, troverà nel testo degli Atti degli Apostoli una ricchezza spirituale e morale immensa, una sorgente luminosa capace di riscaldare ancora oggi i cuori degli uomini e delle donne dalla volontà umile, e di aprire le loro menti. Ma scoprirà pure che quella Luce non era – e non è – nella chiesa in sé, ma nello Spirito di Cristo Gesù che in essa dimora.

Il testo degli Atti dimostra l’attuazione pratica più alta del brano che Paolo scriverà «ai santi che sono in Efeso»:

Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. E in lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che deve servire di dimora a Dio per lo Spirito (Efesini 2, 18 ss.).

Il libro lucano è lì, parola vivente, ad attestare che se quell’amore, quell’ubbidienza, quella fede fiduciosa, quello zelo, quella responsabilità, quella fusione di intenti e voleri poterono attuarsi allora fra esseri umani, essi sono possibili ancor oggi con l’aiuto e la benedizione della stessa Luce.

Qualche suggerimento per lo studio

Una buona conoscenza degli Atti aiuta a comprendere le proprie responsabilità dentro e fuori la chiesa, la gioia di appartenere dell’umile famiglia di Dio.

Si consiglia una iniziale lettura completa del libro, anche se rapida, per avere una visione d’assieme dei fatti narrati.

Annotare eventuali domande per discuterne insieme. La domanda è il sale dello studio.